"Amo Prato e i Pratesi"; la lettera alla città

La lettera aperta ai pratesi di Massimo Carlesi

Amo Prato e i Pratesi

Quando con le primarie del 15 febbraio scorso, migliaia di pratesi mi hanno candidato a Sindaco ho provato una grande emozione. Come quando si ha la certezza di un amore ricambiato.
Vorrei che questo mio grande sentimento per la città e per la sua gente, e che lo slancio ideale, di valori e di lavoro concreto, fossero il punto di partenza del nuovo inizio di Prato. Per inaugurare una stagione diversa del governo cittadino, per interpretare nei fatti quella svolta che molti sentono come indispensabile per il futuro. Per il futuro dei pratesi di oggi e di domani.

Questa è la città che non si è mai chiusa in sé, che ha guardato alla grandezza e alle ricchezze del mondo per diventare grande e ricca essa stessa. Come fece Francesco di Marco Datini seicento anni fa, instancabile mercante, sempre in viaggio per paesi lontani e benefattore a Prato verso i deboli e gli ammalati. Questa è la città di Giuseppe Mazzoni, uomo di studi e di grande passione politica, convinto democratico, difensore degli operai, che pagò con l’esilio la fedeltà alle sue idee. Questa è la città di Curzio Malaparte, giornalista e scrittore, “maledetto toscano” e orgoglioso pratese, tanto da lasciar scritto: “e se non fossi nato pratese vorrei non esser venuto al mondo”. Questa è la città dei 29 martiri di Figline, questa è la città Medaglia d’argento al valor militare per la lotta partigiana contro il nazifascismo. La città che conferì la medaglia d’oro al valor civile a Suor Cecilia Maria Vannucchi, che ospitò nel convento di San Niccolò il Comitato di Liberazione Nazionale. Questa è la città del lavoro e del tessile: una grande storia di successi imprenditoriali e di lotte operaie; una storia che appassionò il grande Fernand Braudel. Questa è la città dove Luca Ronconi ha cambiato il teatro italiano, fondando il suo Laboratorio di Progettazione Teatrale. E questa è la città dei grandi sindaci del dopoguerra da Dino Saccenti e Roberto Giovannini a Giorgio Vestri e Lohengrin Landini e di politici come Silvestro Bardazzi. Ma anche la città di donne che hanno amministrato e lasciato segni indelebili, come Liliana Rossi ed Eliana Monarca. Uomini e donne che hanno amato Prato e che sono stati ricambiati con l’affetto dei pratesi.

Per rinnovare questo feeling, questo grande amore che dura da decenni tra cittadini e amministratori, occorre mettercela tutta e, soprattutto, bisogna farlo in un certo modo. Prima di tutto: bisogna cambiare passo, accelerare, snellire, sveltire, mettersi al passo con la velocità dei tempi che corrono. Allo stesso tempo, bisogna rinnovare la classe dirigente di questa città: personalità e talenti da valorizzare. Persone, donne e uomini, tutti da rimettere in sintonia con la città, i suoi problemi, i suoi cittadini, le loro sane aspirazioni.

Come? Tutti insieme! Partecipando, scegliendo, controllando.
Io non penso che ci possa essere – come qualcuno sta teorizzando a Prato e non solo a Prato – una parte (minoritaria) della città che può arricchirsi ed aspirare ad un futuro migliore del presente e, dall’altra parte una maggioranza che possa rimanere indietro e che vada solo aiutata a sopravvivere, magari elargendo un po’ di elemosina sociale, oltre al solito fumo negli occhi. Al contrario, io mi candido, ci metto la faccia e la mia passione, solo per affermare che il futuro di Prato è per tutti: un treno che arriva alla meta con i vagoni ben saldi e agganciati alla locomotiva. La locomotiva sarà la classe dirigente della città: istituzioni, partiti,forze sociali, sindacati, associazioni di categoria, lavoratori, ordini professionali, volontariato. Come per la grande manifestazione del 28 febbraio scorso: insieme ed uniti. Questa guida assolverà bene e con efficacia alla sua funzione, se saprà tenere saldi e compatti i suoi passeggeri, le donne e gli uomini che vivono e lavorano per Prato, le ragazze ed i ragazzi che studiano e preparano il loro avvenire, le bambine ed i bambini che giocano e intanto sognano un mondo diverso. Il sindaco dovrà ascoltare e, soprattutto, far contare queste persone: volti, esperienze, vite vissute a volte con coraggio e nel silenzio, che non sono un numero da censire e contattare ogni cinque anni.

Se sarò eletto primo cittadino della “mia” città, mi impegno ad essere il sindaco della “nostra” città, rafforzando, estendendo, valorizzando in ogni singolo settore della vita amministrativa il grande e prezioso strumento della partecipazione.
Quindi, penso a un governo che non solo ascolti i cittadini ma che li coinvolga nel percorso di formazione delle decisioni e che, infine, scelga senza condizionamenti, con coraggio e decisione.

Ho detto e ho ripetuto: etica, legalità, lavoro. Sono tre parole che per me – come per tutti i pratesi – viaggiano insieme e devono intrecciarsi di continuo. Avverto la responsabilità di parlare il linguaggio della verità e della realtà, ma senza per questo voler rinunciare ai sogni, ai grandi progetti necessari per pensare a una città moderna, che cresce con equilibrio, che guarda all’Europa, che coglie le sfide di un mondo sempre più globalizzato ed interdipendente. Prato è al centro di un’importante area metropolitana e decide di non chiudersi in un anacronistico e velleitario campanilismo. Ma Prato chiede che siano affrontati con energia anche i suoi problemi quotidiani, dal traffico alla condizione di strade e marciapiedi, dal decoro del centro storico e delle frazioni alla possibilità di avere un Comune più semplice e con meno burocrazia.

Io, come tanti pratesi, voglio lavorare a un futuro dove ci siano lavoro, dignità per gli anziani, condizioni migliori per le donne e per i giovani, più opportunità per l’istruzione e la formazione, più diritti e servizi per i bambini e le mamme, più diritti e servizi per le persone non autosufficienti o diversamente abili. Al tempo stesso, dobbiamo restituire ai cittadini la serenità e la tranquillità di vivere in una città sicura. Io penso a una città dei diritti e dei doveri, dove la legalità non è uno slogan da agitare ma una priorità dell’amministrazione comunale. Severità e controlli nei confronti dei furbi che non pagano le tasse, il biglietto sul bus o che evadono il fisco affittando a nero, dei criminali che sfruttano la manodopera clandestina o calpestano i diritti dei lavoratori immigrati, di chi imbratta o deturpa la nostra bella città con scritte e sporcizia, di chi parcheggia sui marciapiedi o negli spazi riservati ai portatori di handicap, di chi inquina o lascia i rifiuti fuori dal cassonetto. Legalità per tutti, diritti e doveri, insomma. Sì, perché coloro che avranno la coscienza a posto con i doveri – verso le leggi e, soprattutto, nei confronti dei loro concittadini – avranno anche la sicurezza di vivere in una città che valorizza il valore dei diritti: umani, di cittadinanza, sociali, educativi, culturali, informativi, religiosi e di genere. Prato è stata tra le prime grandi città italiane a proporre e a praticare un ruolo attivo dei comuni nella creazione di una cultura della pace e della nonviolenza. E’ questo lo spirito che mi anima: costruire la pace nel mondo significa iniziando a far cessare ogni piccolo conflitto, ogni piccola guerra, anche qui da noi.

Io non sono un politico di professione, anche se ho avuto l’opportunità di fare delle esperienze importanti nel governo cittadino, interpretando il mio impegno come passione per le cose concrete da realizzare per la mia città. Resto convinto che la politica debba ritrovare il suo originario spirito di servizio ai cittadini. E credo che i cittadini vogliano riscoprire in essa utilità e concretezza, non sprechi e indecisioni. Non sono solo i costi, talvolta esosi, della politica a scandalizzare. Più di ogni cosa, diventano intollerabili le inefficienze, i ritardi, la mancanza di risposte, l’incapacità di scegliere o assumere provvedimenti.

Se sarò eletto sindaco ridurrò il numero degli assessori e quello degli amministratori in società ed enti. Farò una giunta con donne e uomini alla pari. Guarderò alle capacità e al merito e non all’appartenenza. Semplificherò la macchina comunale riducendo il numero dei settori e i loro dirigenti. Non nominerò un direttore generale, non proporrò organismi o commissioni che non siano previsti per legge. Utilizzerò le nuove tecnologie (internet, digitale terrestre, ecc.) non solo per la trasparenza e l’efficienza, ma per favorire il dialogo e la partecipazione.

Il mio programma nasce proprio all’insegna della partecipazione. E’ frutto della collaborazione con centinaia di donne e uomini che hanno partecipato con passione a decine di riunioni e assemblee sui temi più importanti del governo della cittàoltre che del contributo delle forze politiche che mi sostengono. Si tratta di un lavoro molto articolato e ricco di questioni e approfondimenti. I programmi elettorali, molto spesso, sono prolissi documenti che non legge nessuno o che tutti dimenticano. In altri casi, i programmi sono stati pura alchimia tra elementi diversi, compromessi estremi che hanno finito per bloccare questa o quella coalizione.

Io, invece, credo nel valore dei programmi e nell’etica della responsabilità davanti agli elettori. Impegni che assumo insieme alla mia coalizione, ma non dogmi che ingessino il governo della città. Perché anche le idee migliori possono essere modificate e migliorate se, come voglio fare, si assume il criterio guida dell’ascolto e della partecipazione di tutti i cittadini alla vita amministrativa della città.

Massimo Silvano Carlesi