Le risposte di Massimo Carlesi al Tirreno

Il Tirreno

Il futuro del distretto. Il tessile è destinato a ridursi. Come proteggere quello che rimarrà? E quale diversificazione potrà riempire i vuoti lasciati dal tessile?
«Il tessile tradizionale avrà una riduzione stimata del 30%, resterà il tessile di qualità. C’è già un tessile che cerca di dare risposte con filati più preziosi e che lavora per il nord Italia e c’è il tessile tecnico per produzioni legate al mondo dell’auto o degli arredamenti. Ma credo che la diversificazione sia la strada da seguire. Alcune realtà esistono già, ma sono aziende numericamente limitate; soprattutto non hanno qui l’intera filiera e sono costrette a rivolgersi altrove per la componentistica. Noi dovremo impostare un lavoro serio sulla ricerca e sull’innovazione».

Da qui a qualche mese Prato potrebbe trovarsi a dover gestire un’altra massa di cassintegrati: cosa può fare il Comune per favorire la loro ricollocazione e per sostenere chi ha perso il lavoro?
«Una risposta immediata alla crisi deve essere di carattere straordinario: non si può far riferimento al reddito Isee per dare risposte a chi è senza lavoro. Un provvedimento che riguardi anche chi non ha la copertura della cassa integrazione: penso a tutto il mondo del terziario che fa riferimento a contratti del commercio. Poi c’è un’altra questione: l’età delle persone. Ormai vengono espulsi dal processo produttivo i quarantenni che per ricollocarsi hanno bisogno di un percorso di riqualificazione. Quindi ci sarà bisogno di provvedimenti che garantiscano la tenuta sociale per coprire affitti, bollette, ma anche il costo dei nidi. La riqualificazione può essere uno strumento importante da accompagnare al periodo della cassa integrazione, un periodo in cui si imparano nuovi mestieri. L’idea è quella dell’Agenzia per lo sviluppo nella quale mettere fondi pubblici, fondi strutturali, ma anche le banche, i privati, andando a cercare i tanti soldi che a Prato ci sono ancora. L’indice di Bankitalia lo conferma: Firenze investe, Prato no, le banche fanno solo raccolta. Altra questione è la scuola: il Buzzi e il Marconi devono cominciare a pensare a uno scenario diverso. Non si possono più sfornare periti tessili o chimici tintori. Infine l’Università. Credo ci si debba investire tanto, sostenendo gli studenti con borse di studio ma facendo un patto con loro: ti garantisco il sostegno, ma poi dovrai riversare su Prato le conoscenze acquisite».

Immigrazione e legalità. L’ex assessore Milone ha utilizzato i vigili come poliziotti, Abati dice che i vigili dovranno fare i vigili. Quali strumenti concreti adotterà il Comune?
«Diritti e doveri uguali per tutti: stesse regole da seguire, stesse opportunità. Questo come punto d’inizio. Secondo: l’abbinamento immigrazione-illegalità non può esistere. Non condivido la linea Milone. La questione aperta invece riguarda le aziende e le attività non legali: non è possibile consentire zone franche. Qui entrano in gioco i controlli, che vanno fatti in modo coordinato, ma con i ruoli previsti dalla legge: competenza dell’ordine pubblico allo Stato e non al Comune, vigili con compiti annonari, del controllo edilizio, della tutela ambientale. Terza cosa è quella che vede il Comune impegnato in una logica di integrazione e di scambio a livello culturale. E questa è una scommessa».

Questione rifiuti. Se ci fosse bisogno, l’inceneritore lo farete a Prato?
«Prato deve puntare sulla raccolta differenziata e sulla riduzione dei rifiuti; l’ultima fase è quella della termovalorizzazione che, come impiantistica, si deve fare a livello di area metropolitana. Prato un’inceneritore ce l’ha già a Paperino, è quello della Gida. Secondo me un altro inceritore a Prato non serve».

E come può il Comune contribuire a contenere i costi delle aree industriali, come diceva prima Abati? In che modo il Comune potrà usare gli strumenti urbanistici per dare soluzione ai problemi della città (vedi immigrazione e macrolotto zero) o per incentivare lo sviluppo? Infine una terza domanda secca: qual è la vostra soluzione preferita per l’area del vecchio ospedale?
«I due macrolotti sono un punto di forza. In particolare il macrolotto 2, ancora in parte da costruire, ha già in sé una serie di infrastrutturazioni importanti. Bisogna completare quella parte di macrolotto 2 che ha una destinazione commerciale terziaria e che potrebbe essere straordinariamente legata all’operazione ex Banci. Tutta la parte alberghiera e dei servizi potrebbe trovare lì un ulteriore appoggio. Nell’area del vecchio ospedale si dovrebbero abbattere quelle parti che non hanno pregio architettonico, recuperare quelle storiche e prevedere una funzione formativo-culturale. Sui prezzi delle aree industrali bisognerebbe andare a incidere sulla speculazione sugli affitti».

Ex Banci, qualcuno sa, oltre gli slogan, se ha ragion d’essere un polo espositivo?
Carlesi: «Per la collocazione geografica, per la possibilità di fare un polo non solo espositivo ma anche congressuale e per gli eventi, per la grande capacità della zona di offrire opportunità culturali e ambientali e gastronomiche, io credo potrebbe esser davvero concorrenziale. Sono convinto che sarà una grande opportunità, ma mettendoci sopra tanto altro e soprattutto stanando le banche».

Un’idea da mettere in campo subito per il centro storico.
«Il centro storico vive dalle 8 di mattina e alle 19,30. Va fatto vivere più a lungo con mostre, eventi, visite serali anche ai musei. Va fatto un ragionamento anche sul commercio: i negozi sono molto piccoli e non reggono, forse, la concorrenza. Vedo città che stanno rafforzando le dimensione dei negozi dando ai luoghi più piccoli una vocazione legata per esempio all’artigianato».

Si parla di rinnovamento, di aria nuova: il primo banco di prova del sindaco, su cui la città verificherà se le scelte sono state fatte in autonomia, sarà la costituzione della giunta. Avete già idee?
«La mia giunta sarà ridotta nei numeri. E’ uno dei miei cavalli di battaglia non per demagogia, ma perchè ritengo che si possa lavorare meglio attribuendo più responsabilità agli assessori e anche ai presidenti di circoscrizione. Ora gli assessori sono 12, penso che si possa scendere a 8, più il sindaco. Le persone dovranno essere stimate e individuate anche oltre il campo della politica».

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