Sulle crisi e le piccole imprese artigiane

«Quando si parla di chi perde il lavoro, non bisogna dimenticare le microimprese artigiane, spesso condotte da una sola persona, il titolare, e in molti casi unica fonte di reddito di un’intera famiglia». Così, Massimo Carlesi che propone di individuare «con le associazioni di categoria, la Camera di commercio e, in generale, con i rappresentanti dei terzisti tessili» le possibili azioni per rendere «meno faticosa e meno traumatica l’eventuale chiusura di un’impresa di fatto personale». Per molti artigiani, non solo del tessile, il problema è del resto duplice: da un lato la chiusura è di fatto onerosa, perché è ovvio che debiti e fisco vadano saldati; dall’altro, in questi casi, chiudere equivale a perdere il lavoro. Il Comune dovrà «affrontare con strumenti idonee e senza ricorrere all’Isee i problemi delle famiglie che si troveranno prive di reddito o con mezzi inadeguati».
Al tempo stesso, dovrà concertare azioni, anche coinvolgendo banche e altri privati e premendo sul Governo, per diluire nel tempo i costi della chiusura.
«È evidente che molte piccole aziende possono e debbono però rimanere aperte – dice ancora Carlesi – In questo vanno aiutate facendo per esempio in modo che coloro che, “servendo” il tessile pratese hanno acquisito una forte preparazione anche sui versanti delle produzioni tecniche e della meccanica, possano affacciarsi direttamente su altri mercati, da quelli del nord Italia a quelli internazionali», magari in consorzio e con il Comune quale promotore.

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