Serve più trasporto pubblico

«Sono dati significativi, alcuni dei quali importanti, e che ci spingono a intraprendere due strade: tornare incentivare il trasporto pubblico locale, per servire meglio frazioni e periferie, e chiedere a gran voce tanto un servizio ferroviario più capillare che la realizzazione di reti di trasporto metropolitane». Parola del candidato sindaco del centrosinistra, Massimo Carlesi, a commento dei numeri diffusi mercoledì dall’Istat, in un approfondimento, relativo appunto ai trasporti, sui dati ambientali dei capoluoghi di provincia.
Di bello c‘è che Prato ha visto crescere con costanza il numero di posti sugli autobus, passati dai 184 ai 211 per chilometro (dati in milioni su base annua) nel periodo fra il 2000 e il 2007, mentre nel complesso la domanda di trasporto pubblico, già aumentata si mantiene stabile, con un leggero calo (2 punti percentuali) fra il 2006 e il 2007. E questo, a fronte di un aumento di popolazione residente che incide sulla media, abbassandola. Buona e stabile (5,5 per chilometro quadrato) la presenza di fermate del bus.
Più che raddoppiati, dal 2000 al 2007, i posti disponibili nei parcheggi scambiatori: da 14,1 ogni 1000 vetture a oltre 33. «In Toscana, Prato è terza dietro Lucca e Pisa». Secondo posto per le piste ciclabili, a ridosso di Firenze, passate da 25 a 46 chilometri, «con un anello per altro da completare»
Positivi anche i numeri dei privati, «segno che incentivi e disincentivi, sia a livello nazionale che locale – osserva Carlesi – qui hanno funzionato. L’Istat ci dice – prosegue il candidato sindaco – che Prato è uno dei soli 13 capoluoghi italiani (4 in Toscana, fra i quali Firenze) dove le quote di auto euro IV hanno raggiunto un terzo del totale». Non solo: la quota più alta di autovetture con età inferiore a 8 anni si registra ad Aosta (85,2%). Prato è seconda in classifica, davanti a Trento, col 65,8%.
Le ombre riguardano la densità di traffico che rende appunto urgente offrire ancora più trasporto pubblico, «potenziando i collegamenti fra le frazioni più distanti e ricorrendo a mezzi innovativi». Tanto più che la disponibilità di autubus, cresciuta fra il 2003 e il 2005, è tornata a calare, «È un dato di fatto, come evidenzia l’Istat, che il tasso di motorizzazione, pur in linea con i maggiori centri italiani, qui si traduce in una grande densità, doppia della media dei capoluoghi di provincia italiani e seconda in Toscana soltanto a Firenze dove però – aggiunge Carlesi – il numero di motoveicoli per abitante è assai più alto che nella nostra città».

Cosa ne pensi?

I commenti per questo articolo sono stati chiusi.