“Porta a porta spinto” e campagna senza lustrini Ecco il segreto di Carlesi

Dal mattino al mercato alla sera al circolo passando per la torta a casa degli elettori

Il Tirreno – Prato

Lui: «Vi prometto gente nuova in giunta. Un grande rinnovamento». Lei, una donna del popolo, su con l’età, certamente oltre la sessantina: «E sì che l’ho già sentite queste cose. Son quarantanni che ascolto i politici parlare e ho sentito tante bugie. Se dici la verità, che me lo metteresti per iscritto?» Detto fatto. Massimo Carlesi prende un foglio, scrive poche frasi: “giunta nuova”, “lo prometto” eccetera, lo firma e lo consegna. Luogo: circolo di Figline. Data: l’altra sera. Esito: applausi scroscianti.

D’altro canto il candidato sindaco del centrosinistra l’ha detto: «Sono bravo nel corpo a corpo. A parlare alla gente». Così ha impostato la campagna elettorale: andandosi a prendere gli elettori quasi uno per uno, con un “porta a porta spinto”. Colazione, edicola, lettura di giornali. La giornata elettorale “tipo” di Carlesi comincia così: alle nove meno dieci apre i quotidiani, alle nove e mezza esce di casa. Agenda in mano. Di solito per spostarsi si serve delle Lam, d’altronde le ha inventate, ma giovedì opta per la macchina: una Ford Focus grigia, anche un po’ sporchina, piena di manifestini, manifestoni, appunti.

Prima tappa quartiere sud, la sua roccaforte: mercato di Iolo alle dieci di mattina. La prima mano stretta è quella di un ragazzo disabile che non trova lavoro e si raccomanda. La seconda è di una signora con una grande sporta: «Se l’è sindaco – dice – veda di farci qualcosa». Il riferimento è alle strade della frazione. E Carlesi, sull’argomento, non si fa trovare impreparato: le conosce tutte, una per una, e su tutte ha una risposta. «Via Sapri è ancora da finire da quaranta anni». «Quel marciapiede ha le buche». «Il collegamento manca».

C’è un capannello di uomini, lì, davanti al banco dei vestiti usati. Carlesi si avvicina, stringe la mano a tutti. «L’è lei?» Uno ha in mano un “santino”, uno di quei biglietti elettorali formato mignon che evidentemente è stato distribuito poco prima da uno dei supporter del candidato. «Sono io sì, Carlesi». «E allora mi dica un po’ che si fa con tutti questi cinesi? Ormai Iolo l’è piena». La risposta è quella solita: «Se riusciamo farli emergere andrà tutto bene. Il problema – spiega Carlesi – è nel fatto che lavorano senza pagare i tributi. E noi su quello dobbiamo intervenire. Quando cominceranno a pagare Tia e tasse diventeranno una ricchezza per tutta Prato».

Un saluto veloce al banco delle suore di Iolo, un altro affettuoso a una donna che l’ha sostenuto anche durante le primarie e poi in macchina per il secondo appuntamento della mattina: quartiere nord, villa Fiorita, via Marcello Malpighi 61. E’ un circolo? No. Un luogo pubblico, una piazza, uno slargo? No. E’ la cucina della signora Bianca Biancalani dove attorno al tavolo aspettano il candidato una quindicina di residenti. Alla faccia del porta a porta. Torta di mele sul tavolo, l’offerta, declinata, di una tazzina di caffè, si comincia il match: dal lavoro («mia figlia l’ha appena perso ma come si deve fare»), alla cremazione: «Come mai a Prato mi hanno fatto pagare 140 euro per tenere a casa le ceneri di mio marito», a qualche battuta contro Berlusconi: «Tutte le mattine mi alzo, accendo la televisione e vedo il presidente del consiglio che dice bugie, ma è possibile?», fino alla nostalgia politica: «Ma dove è andato a finire il partito comunista?». Per Carlesi è un ping pong tra domande e risposte: «Per le ceneri avete pagato così tanto? Non mi torna. Anche io sono iscritto alla Socrem». «Anche nel lavoro bisogna ritrovare i valori etici e riscoprire la correttezza. Non sono accettabili aziende che vanno a concordato al 15% e cioè che se hanno debiti per centomila euro con gli operai ne pagano 15mila e magari il giorno dopo riaprono». «Che sindaco sarò? Un sindaco con tante idee per Prato. Vorrei continuare la tradizione dei grandi sindaci di questa città». I quindici della cucina sono soddisfatti.

E’ la prima volta che vedono così da vicino un candidato alla poltrona più alta della città: «L’è bravo. Lo voto». Non c’è più tempo: un sopralluogo-lampo in uno spiazzo vicino dove gli anziani vanno la sera per fare quattro chiacchiere: «Sì – dice Carlesi – bisogna attrezzarlo con le panchine perché la gente non si può portare le sedie da casa», pranzo veloce a casa (moglie che l’aiuta sempre e comunque anche a scrivere gli interventi) è poi alle 14 uno scambio di idee con la giunta Confesercenti. Le richieste: liberalizzazioni degli orari degli esercizi che a Carlesi piace. Rivedere la Tia. Le promesse: agevolazioni sulla Tosap. Punti comuni: la necessità di andare alla creazione dell’agenzia di sviluppo.

Ma la giornata è ancora lunga: quattro passi in centro – altri sorrisi, altre strette di mano – per andare al comitato elettorale in via Muzzi per un incontro con Umberto Materassi, disabile, che da anni lotta per eliminare le barriere architettoniche dalla città «ma in ogni opera pubblica che è stata fatta in questi anni – dice – le barriere sono ricomparse». Poi un incontro al Coni – Massimo Taiti presidente e candidato con l’opposizione – per riproporre gli stati generali dello sport e il fotovoltaico sui tetti degli impianti e alle 20 cena elettorale alle Querce: centoventi partecipanti. Nonostante caldo e corse Carlesi è fresco e ottimista. «Stavolta riesco anche a mangiare» e butta giù un primo e il rostbeef prima di correre a Tobbiana. Ultimo appuntamento della giornata. Uno scambio a “ruota libera” con 130 cittadini. «Carlesi ma chi le dà la voglia e la forza di affrontare una battaglia così difficile?» Risposta: «Voi, che mi avete votato alle primarie».

Articolo di Cristina Orsini

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