Parla Massimo Carlesi «Appuntamento storico, la città lo sa»

«C’è stata una passerella fitta di ministri ma si sono scordati tutti il portafogli a Roma»

Il Tirreno – Prato;

Cominciamo con una battuta: Carlesi per caso si sente comunista? Perchè rischia di essere cacciato da una parte di città.
«Quando un presidente del consiglio che dice di essere il presidente di tutti gli italiani si rivolge in questo modo a chi ha governato questa città per 60 anni, vuole solo creare divisioni e portare cattiveria nella pratica della politica. Prato è abituata a rispettare le idee altrui e ne è orgogliosa».

Massimo Carlesi è “la notizia” di questa campagna elettorale. Vincitore inaspettato delle primarie di coalizione, ha fatto il “cacciatore” di voti andando a prenderseli uno per uno. Non le pare poco aggressiva la campagna elettorale del centrosinistra?
«Questa è una città piena di problemi. Il centrosinistra cerca di dare risposte e di trovare prospettive. Fare spettacolo o demagogia populista non serve a niente. Servono idee concrete».

Carlesi è riuscito a costruire, in questi mesi, quella serie di “ponti” utili a tenere insieme le anime del Partito democratico?
«Mi sono rifiutato di fare una mia lista elettorale perchè credevo e credo che serva un ruolo forte del Pd e dei partiti della coalizione: sono loro a rappresentare pensieri e idee della maggioranza della città».

Ha paura dell’astensione?
«No. Quello che davvero temo è la paura del futuro che questa città ancora ha. E’ il primo nemico da combattere e che, devo dire, è anche stato alimentato in questa campagna elettorale. Tanti pratesi, con i quali ho parlato in questi giorni, hanno riflettuto e hanno convenuto che questo voto del 6 e 7 giugno è importante, per loro e per la città. Sanno che è un appuntamento storico e che nessuno può stare a casa».

Cominciamo con il programma. Dal centro storico: lo vuole chiuso o aperto al traffico?
«Voglio un’area pedonale che garantisca la fruibilità della città».

Ai commercianti che attribuiscono alla pedonalizzazione il calo di affari, che risponde?
«Alcuni commercianti, in questa fase, hanno grosse difficoltà e bisogna che anche il Comune li aiuti. In due modi: lavorando sui fondi affinchè gli affitti vengano alleggeriti e sulla tassa sul suolo publico. I Comuni sono obbligati per legge ad applicare certe tariffe e anche abbassandole al minimo non si riesce a ottenere benefici. Bisognerà pensare a una collaborazione tra Comune e esercenti per ospitare iniziative publiche in alcuni locali che grazie al contributo dell’amministrazione, faranno pari con la tariffa».

Restiamo in centro: per riqualificarlo che idee ha?
«Di ridargli vita con manifestazioni, eventi culturali, ricreativi, sportivi. Voglio insomma rioccupare gli spazi. E’ un’operazione semplice: se in centro torna la gente, i balordi si allontanano».

Andiamo in periferia, nelle frazioni.
«Sono pezzi fondamentali di Prato che vanno valorizzati e tutelati e bisogna ridare ai cittadini che li abitano il piacere di viverci. Per questo, se diventerò sindaco, voglio creare un assessorato ad hoc: alle frazioni e al centro storico, che coordini a 360 gradi le iniziative che si faranno».

Lei parla di piacere di vivere a Prato. Ma nei prossimi mesi il 50% dei lavoratori del tessile sarà per strada.
«Lo so e sono preoccupato. Bisogna dare risposte per la fase dell’emergenza: mi riferisco certamente agli ammortizzatori sociali, ma soprattutto alla necessità di tutelare le famiglie sul fronte delle bollette, dei nidi, del costo dei libri scolastici e dei mutui. Quello che nell’immediato il Comune potrà fare è creare un fondo speciale di circa 400mila euro, ricavato dal risparmio sul costo degli assessori, della figura del direttore generale che verrà tagliata e dalle minori consulenze».

E basteranno?
«Non basteranno. C’è bisogno dell’aiuto straordinario del governo nazionale soprattutto per quelle categorie senza ombrelli protettivi: commercianti e artigiani».

Di ministri e sottosegretari ne sono venuti parecchi, in queste settimane, a Prato.
«E’ vero c’è stata una gran passerella ma il portafogli l’hanno dimenticato tutti quanti a Roma».

E dopo il tentativo di arginare l’emergenza?
«Bisogna mettersi a ridisegnare il futuro di questa città: del tessile che sarà di qualità e più tecnico, della diversificazione che va sostenuta con idee nuove. Per questa fase sarà necessario creare l’agenzia di sviluppo che avrà il compito di reperire i finaziamenti là dove si possono trovare: Europa, Roma, Regione; di organizzare l’avvio di nuove aziende e di formare i nuovi addetti».

Un passaggio sull’urbanistica: quali idee sul Macrolotto zero?
«Da riqualificare in profondità con un progetto globale che abbia il fine di rimettere ordine tra commerciale, residenziale e piccolo artigianato».

In città?
«Recuperare spazi pubblici».

L’area destinata al terziario, l’ex Banci, la convince?
«E’ un’opportunità se il polo espositivo si trasforma in polo degli eventi: esposizioni, ma anche mostre, manifestazioni, congressi, eventi sportivi e se il carattere resta quello di polo di attrattiva metropolitana».

Sicurezza: Prato ha davvero bisogno dell’esercito?
«Assolutamente no. Prato ha bisogno di più forze dell’ordine e dell’aumento degli organci di Inps e Inail per i controlli. Sul fronte delle competenze del Comune massima attenzione alle verifiche edilizie e del commercio. Punto e basta».

A causa del numero di stranieri i servizi non sono sufficienti per i pratesi?
«Falso, basta leggere le statistiche».

Dei cinesi lei che ne vuole fare?
«L’ho detto: leggi uguali per tutti, tutti le devono rispettare. Controlli assidui, ma protezione per quelle aziende straniere che puntano alla riemersione».

Siamo alla giunta: sempre otto assessori, quattro più quattro?
«Sì. E poteri alle circoscrizioni: un presidente avrà il coordinamento dei lavori pubblici, un altro la delega del sindaco al decentramento. Che va, anche quello, rivisto. Tre gli uffici nuovi che creerò: un ufficio centro storico, un ufficio interessato a reperire le linee di finanziamento regionale ed europee, un terzo della città sicura – alle dirette dipendenze del sindaco – che avrà il compito di coordinare gli interventi, non repressivi, ma che riguardano la riqualificazione».

Un’augurio alla città.
«Che il 6 e il 7 giugno si possa esprimere serenamente».

Vincerà?
«Sì».

articolo di Cristina Orsini

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