Magnolfi: «Ecco perché voto Carlesi»

Il Tirreno

PRATO. La firma non l’ha messa in nessuna delle due liste di supporter dei candidati sindaci Massimo Carlesi e Paolo Abati. Perché Beatrice Magnolfi, ministro ombra Pd, ex sottosegretario del governo Prodi, protagonista sulla scena nazionale, è convinta che le candidature debbano venire dal basso.

A votare alle prima certamente ci andrà. Chi ha intenzione di sostenere?
«Abbiamo due ottimi candidati, due bravi amministratori che offrono tutte le garanzie. Ovviamente io, come tutti, ho le mie preferenze e guardo con molta simpatia alla candidatura di Massimo Carlesi e alla sfida che offre: dà la possibilità agli elettori di essere protagonisti nella scelta. Ed è proprio questo lo spirito del Pd: la promessa di un nuovo rapporto tra i cittadini e la politica».

Cosa apprezza di Carlesi?
«Il suo entusiasmo, la carica umana, il fatto che riesca a tenere insieme i progetti di sviluppo della città con l’attenzione alla vita quotidiana delle persone. Atteggiamenti entrambi importanti in un momento di crisi profonda come questo».

Perché Paolo Abati no?
«Ho stima anche di Abati, penso sia un ottimo amministratore. La mia, però, non è una scelta contro. Semplicemente penso che sia importante dare ai cittadini una competizione aperta ed equilibrata. E’ una bella cosa l’unità dei gruppi dirigenti purchè non diventi unanimismo.»

Il rischio si è corso varie volte in questi ultimi tre mesi.
«Sì. Avevamo di fronte una strada piuttosto difficile perché si doveva evitare la balcanizzazione e la frantumazione alla quale stiamo assistendo nella vicina Firenze ma al tempo stesso dovevamo evitare un risultato troppo blindato che non sarebbe stato coerente con la scelta fatta di discontinuità. Trovo estremamente positivo il fatto che sia tornata ai cittadini la possibilità di influire sulla scelta del candidato. Un altro aspetto che trovo fondamentale è che si tratti di due candidati Pd perché per un certo periodo si è rischiato che uno fosse l’uomo dell’apparato e l’altro del popolo».

In Comune si può parlare di primarie vere ma in Provincia il candidato unico Pd è Lamberto Gestri che andrà alle primarie ma con il candidato della coalizione Michele Mezzacappa.
«Credo che lo stesso tipo di esito sarebbe stato preferibile anche in Provincia. Lo dico non perché io non apprezzi il candidato, ma perché penso che la competizione avrebbe appassionato e coinvolto di più l’elettorato. Abbiamo detto tante volte che serviva discontinuità perché la città si era allontanata dalla politica, quindi oggi il nostro problema è quello di riavvicinare i cittadini alla politica e le primarie sono un buono strumento se gestite con l’equilibrio che mi sembra Prato dimostri».

Che giudizio dà della candidatura Milone, ex assessore Pd che oggi corre da solo?
«E’ uno degli errori che vedo nella gestione della crisi. Non so se sia stato fatto tutto il possibile, ma sarebbe stato meglio evitare il suo allontanamento dal partito».

I candidati sindaci Pd avranno pari opportunità, secondo lei?
«E’ fondamentale che il Pd le garantisca e consenta ai candidati di sviluppare al meglio il loro dialogo con gli elettori. E’ importante anche che la direzione si mantenga neutrale ma soprattutto è decisivo che chiunque vinca poi abbia il sostegno di tutti. Per quanto mi riguarda sarà senz’altro così».

A proposito di crisi politica e della sua gestione. Il Sole 24 ore una settimana fa ha pubblicato un sondaggio nel quale Romagnoli e Logli sembravano tornati a percentuali di apprezzamento pari quasi a quelle che li hanno portati al governo di Comune e Provincia nel 2004. Un risultato ben diverso dall’indagine commissionata dal Pd di Prato.
«Premetto che ho difficoltà a parlare del sondaggio del Pd perché, se ho ben capito, è stato detto che non esiste. Quindi sarebbe meglio parlare del non-sondaggio un po’ come il non-compleanno di Alice nel Paese delle Meraviglie. Comunque ho sempre detto di non credere alla politica dei sondaggi anche se penso che ormai facciano parte della cassetta degli attrezzi. La politica dei sondaggi ha grandi limiti, è uno strumento da usare con cautela e può avere esiti diversi a seconda della metodologia, dei momenti nel quale viene fatto e del panel coinvolto. Sono strumenti utili ma certo non possono sostitursi alla discussione».

E la percentuale di consenso pubblicata dal Sole non l’ha stupita?
«No, non sono stata stupita perché ho sempre pensato che Romagnoli e Logli siano stati un buon sindaco e un buon presidente della Provincia e proprio l’apprezzamento dei cittadini nei loro confronti, registrato dal quotidiano, spero possa averli ripagati anche moralmente. Per un amministratore non vedere apprezzato il proprio lavoro dal partito nel quale milita, è una brutta storia».

Cosa consigli ai condidati sindaci?
«Non hanno certamente bisogno del mio consiglio ma chiedo loro di guardare sempre e attentamente all’interesse generale. E’ una voce che rischia di essere flebile rispetto a quelle urlate degli interessi particolari ma bisogna saperla ascoltare».

E cosa gli augura?
«Di ritrovare la speranza, la voglia di lottare e di andare avanti anche sapendo che questa sarà una crisi complicata ma che alla fine ci potrebbe anche essere la possibilità, per questa città, di uscirne migliorata. Il nostro modello di sviluppo ci ha dato molto ma è anche costato molto. Mi auguro che dalle enormi difficoltà nelle quali le famiglie, le persone si dibattono, possa venire fuori una citta migliore, più vivibile e più moderna, capace di fare qual salto che tante città medie stanno facendo».

Giudica temibile l’eventuale risultato del centrodestra?
«No, da quella parte non ci sono nè uomini nè risposte giuste per questa città».

Ritiene alto il rischio astensione?
«C’è, ma credo sia dovuto soprattutto allo scenario nazionale. Credo che il partito, con queste ultime scelte, abbia fatto comunque un passo avanti per riappassionare i cittadini. E a loro mi appello: perché partecipare alle primarie e scgliere è importante e mi aspetto che i pratesi dimostrino voglia di contare e di esserci».

Cristina Orsini

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