L'omaggio a Bardazzi di Carlesi e del PDCI

Massimo Carlesi ha reso omaggio ieri mattina alla salma di Armando Bardazzi, il comandante partigiano scomparso. «Mi è parso doveroso porgere un ultimo saluto a una persone che è stata esempio di coraggio e altruismo fin dalla giovane età».

Anche la federazione del Pdci ha accolto con profonda emozione la notizia della scomparsa del comandante partigiano Bardazzi. «Di Armando, uomo fiero ed energico, dotato di coraggio e ironia ricorderemo sempre la forza che emanava nel raccontare le difficoltà del suo lungo cammino di antifascista iniziato molto prima del 1943 e le vicende dei compagni della formazione Buricchi a cui era fortemente legato. Ad Armando vogliamo dire grazie per la sua lotta indomita».

Dal Tirreno del 20 maggio 2009
Prato piange il partigiano Armando
Bardazzi, una delle bandiere della Resistenza, è morto all’età di 96 anni. Come antifascista era stato arrestato diverse volte ed ha vissuto come rifugiato politico

Un lutto tricolore, non solo cittadino. Si è spento ieri mattina alle 7 all’ospizio di Santa Caterina, il partigiano Armando Bardazzi, ex comandante della Brigata Bogardo Buricchi. Aveva 96 anni. Nel 2001 aveva sposato Ofelia Giugni, partigiana anche lei, nei suoi ultimi giorni di vita, quando era ricoverata nel reparto di Medicina dell’ospedale Misericordia e Dolce. I funerali di Bardazzi si terranno domani mattina con rito civile al cimitero di Trespiano, con ritrovo e partenza alle 10 dalla Pubblica assistenza L’Avvenire.

Armando Bardazzi, classe 1913, di eventi memorabili nella sua vita ne aveva visti e vissuti parecchi. Militante tra le fila del partito comunista dall’età di 14 anni, era stato arrestato come antifascista innumerevoli volte e in seguito perseguitato e costretto a vivere come rifugiato politico.

Nel maggio del 1944 ai Faggi di Iavello conobbe Ofelia Giugni, una staffetta partigiana, di qualche anno più grande di lui, sfollata alla casetta rossa di Schignano, insieme alla sorella Ada. In seguito Armando divenne comandante della Brigata Bogardo Buricchi e Ofelia continuò a combattere al suo fianco, con coraggio e tenacia.

I due, entrambi operai tessili, hanno trascorso insieme tutta la vita, rimandando per anni il matrimonio. Vivevano in un appartamento in via Muzzi. Poi quando Ofelia nel 2001 si ammalò, Armando prese la decisione di consacrare il loro amore con il rito civile. «Sognavamo di sposarci là in montagna, dove ci siamo conosciuti – raccontava sempre Armando – ma poi non l’abbiamo fatto per un motivo o per un altro. Poi Ofelia si è ammalata e abbiamo deciso di fare il passo, non volevo che morisse senza diventare ufficialmente mia moglie». Quando hanno pronunciato il loro “sì”, in ospedale, alla presenza dell’allora consigliere comunale Marcello Miracco, i due coniugi avevano lui 88 e lei 95 anni. La notizia del matrimonio non passò inosservata.

La vita di Armando Bardazzi, come quella della moglie Ofelia, sono diventate oggetto di studio per gli storici pratesi che hanno ricostruito gli anni della Resistenza. Entrambi hanno visto la morte in faccia, hanno lottato senza mai arrendersi, si sono nascosti e hanno protetto la vita dei compagni mettendo a repentaglio la propria. Lo storico Michele Di Sabato, ad esempio, nel suo libro “Ricerche e documenti sulla Resistenza pratese” ha dedicato ai due partigiani un importante capitolo. Nel 1997 il Comune di Prato assegnò ad Ofelia la croce per merito di guerra e il premio “ Città delle Donne”.

Per Prato sono diventati un simbolo della Resistenza. Per tantissimi anni, insieme hanno sfilato nel corteo del 25 Aprile, testimoni viventi di una Prato che ha saputo resistere alla dittatura nazifascista. Quando la moglie morì, la salma della donna fu cremata e parte delle sue ceneri furono sparse a Iavello. In quell’occasione Armando espresse il desiderio che con le sue, un giorno, fosse fatto lo stesso.
M.M.

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