D'Alema «L’Italia non è berlusconizzata»

Centinaia per il comizio di D’Alema in piazza Duomo

«Il presidente del consiglio vuole venire a Prato? Bene così vede come si governa» Immigrazione: «Ottima la legge regionale»

A Prato Massimo D’Alema piace proprio. Sei, settecento persone in piazza Duomo («come cent’anni fa» dice qualcuno) che lo applaudono. Baci, strette di mano e anche una dichiarazione d’amore imprevista per strada. D’Alema arriva a Prato qualche minuti prima del comizio previsto per le 18. Caffè al bar Buonamici, scorta in relax, i candidati Massimo Carlesi e Lamberto Gestri e la segretaria Pd Benedetta Squittieri al suo fianco.

Succede di tutto in quelle poche centinaia di metri, lungo via Guasti e via Muzzi, che lo separano dal palco: un’attivista del centrodestra lo riconosce e gli mette in mano un volantino di propaganda per Roberto Cenni e lui signorilmente lo prende e poi lo accartoccia, diverse signore lo fermano e chiacchierano, la titolare del negozio Soraya, in via Muzzi, addirittura gli butta le braccia al collo, lo bacia e scandisce un sonoro: «Quanto sei bello. Questo è il regalo migliore che mi potevi fare». D’Alema se la cava bene anche lì. Ma è sul palco (con sindaci dell’area, il segretario regionale Pd Manciulli, Squittieri, Carlesi e Gestri) che l’ex presidente del consiglio conquista gli applausi.

Dal palco appunto affonda su Berlusconi: «Viene in Toscana – dice – Bene, credo gli potrebbe fare comodo imparare come si governa». Gli dà dell’incapace e inadeguato a governare questa crisi globale: «Che nega – continua D’Alema – Perchè dice che a parlare dei problemi la gente si rattrista e invece bisogna tenerla allegra, come sta lui, che sta allegro». D’Alema sciorina numeri: «Questa non è turbolenza del mercato, è la conclusione di un ciclo di sviluppo che ha creduto nel capitalismo selvaggio, che ha prodotto sì tanta ricchezza, ma altrettanta ingiustizia. Dalla crisi si esce – prosegue – rimettendo al primo posto nella scala di valori il lavoro, che è quello che produce ricchezza, eliminando contraddizioni e diseguaglianze». Che sono sempre profonde: «In questi 15 anni i redditi da lavoro sono rimasti fermi, i redditi da capitale sono cresciuti del 44%».

Ricorda Obama: «Ormai – scherza – anche Berlusconi si sarà accorto che il presidente degli Stati Uniti non è abbronzato». «La prima misura anticrisi che Obama ha preso – ha detto D’Alema – è stata quella di tassare i ricchi per ridurre la pressione sui lavoratori e sui pensionati, la seconda è stata quella di sostenere innovazione e ricerca. Il nostro governo, invece, non ha fatto nulla». Racconta un aneddoto: «Una cosa piccola, ma significativa. Il nostro gruppo ha proposto di andare a pescare nei redditi un po’ robusti, a partire da quelli dei parlamentari, per creare un fondo di solidarietà per contribuire ad alleggerire situazioni di difficoltà. Sinceramente pensavo che Berlusconi accettasse la proposta. Dicesse sì. Invece ha detto no. Perchè pensare che i ricchi debbano pagare qualcosa di più l’offende, è un’idea che non accetta. La solidarietà tra persone non gli appartiene».

Anche sull’immigrazione D’Alema è durissimo. Prima di tutto ribadisce l’opportunità della legge regionale toscana: «Che avrà l’effetto di favorire la sicurezza e l’ordine pubblico perchè quando si riconoscono i diritti delle persone queste sono portate a integrarsi. E’ un fatto di civiltà di cui la Toscana può essere orgogliosa». D’Alema parla di «uso cinico e a fini di spot elettorale del dolore di quanti sui barconi vengono respinti», dell’aumento esponenziale degli sbarchi «quando a governare c’è stato il centrodestra». Anche qui numeri: 23mila sbarchi nel 2005, 20mila col governo Prodi, nel 2009 da 19mila a 36mila e la stima per il 2009 è di 40mila. «Perchè la destra produce immigrazione clandestina? – dice D’Alema – Perchè non hanno politiche d’immigrazione che consentano la legalità». L’esempio, secondo l’ex presidente del consiglio è nella Bossi-Fini «così complicata, così farraginosa che favorisce l’uso delle vie illegali».

D’Alema ammette che quella di queste settimana è una campagna elettorale difficile: «Ma sono molto più fiducioso di qualche settimana fa. Se ci mettiamo tutti insieme ce la possiamo fare: perché l’Italia non è berlusconizzata». Lancia un monito contro l’astensionismo: «Nessuna ragione più giustificare un democratico che resta a casa in un momento come questo. Per vincere – conclude D’Alema – bisogna buttare il cuore oltre l’ostacolo con la passione di un volta e con le ragioni dell’oggi».

articolo di Cri. Or.

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