Green Economy: 60000 nuovi posti di lavoro

Nove da Firenze

Mai come oggi per l’economia toscana ecologia fa rima con economia. E per l’ambiente, alla parola “costi” bisogna sostituire la parola “investire”. Le politiche ambientali sono politiche industriali come dimostrano i numeri che sono in gioco in altri paesi europei. Ci sono opere e impianti sui quali l’Italia ha accumulato ritardi enormi e che oggi sono per la nostra Regione la leva fondamentale per uscire dalla doppia crisi climatica ed economica. Vi sono in Toscana 15 settori di intervento con piccole e grandi opere immediatamente cantierabili in grado di garantire la tenuta dell’occupazione e creare 60.000 nuovi posti di lavoro nei prossimi cinque anni. L’industria toscana non deve andare controcorrente: i mercati finanziari, gli investitori privati e tanti cittadini stanno già dimostrando di avere un interesse “spontaneo” per l’energia pulita. Il motivo è chiaro: ci sono vantaggi economici e ci sono moltissime potenzialità da sfruttare. Vanno colte tutte le opportunità del pacchetto di risorse europee, nazionali, regionali e degli enti locali e non vanno lasciati solo agli altri i grandi business del futuro. Un nuovo piano casa a bioedilizia energetica, la ‘cura’ del ferro che rivoluzionerà il trasporto ferroviario regionale con l’obiettivo di 500.000 toscani in treno, le energie rinnovabili, il rilancio dell’industria del turismo, le bonifiche di aree ex industriali, l’agroalimentare di qualità, l’industria culturale, la gestione moderna dei rifiuti con le raccolte porta-a-porta, il mercato del riuso e gli impianti necessari, il sistema della logistica e delle sinergie tra i porti di Livorno, Piombino e Carrara, la manutenzione e cura delle città, la messa in sicurezza da frane, alluvioni e sismicità, gli ingenti e urgenti investimenti nel settore idrico per acquedotti, fognature, potabilizzazione, dissalatori, invasi: questi i tanti settori d’intervento per la Toscana. E’ quanto emerso stamattina nel convegno “La Green Economy in Toscana”, organizzato dall’Associazione Ecologisti Democratici della Toscana presso l’Hotel Baglioni di Firenze. All’iniziativa, tra gli altri, hanno partecipato il presidente della Commissione Territorio e Ambiente del Consiglio Regionale Erasmo D’Angelis, il segretario regionale Pd Andrea Manciulli ed Ermete Realacci, responsabile ambiente del Pd nazionale, esperti, amministratori, climatologi come Giampiero Maracchi, dirigenti di azienda come Alberto Piantoni, Ad della Richard Ginori, Alfredo De Girolamo, presidente di Cispel Toscana, i candidati sindaci del centrosinistra di Firenze, Matteo Renzi e Prato, Massimo Carlesi, il vicepresidente Federico Gelli, il presidente Uncem Oreste Giurlani, i rappresentanti sindacali, di aziende pubbliche e private, delle categorie economiche e sociali, di associazioni. “Se c‘è una via d’uscita toscana dalla crisi economica è nel “new deal ecologico” – spiega Erasmo D’Angelis – mai come oggi, infatti, il “pacchetto clima” si coniuga con il “pacchetto economia” e mai come oggi ambiente è creare lavoro. Ci sono opere e impianti sui quali il sistema Italia ha accumulato ritardi enormi e oggi sono una leva fondamentale che in Toscana può valere la tenuta occupazionale nei settori in crisi. E’ questa la grande occasione da cogliere se non vogliamo limitarci ad entusiasmarci e tifare da spettatori lontani per la svolta “obamiana”. E’ questo il momento di dimostrare concretamente che è possibile far ripartire i nostri motori e accenderne di nuovi con un piano di investimenti anti-crisi che mette la sostenibilità ambientale al centro dello sforzo per sostenere lavoro, famiglie, imprese. Nel solo settore delle energie rinnovabili – continua D’Angelis – centrale per l’economia, abbiamo punti di forza, leggi, piani e normative per coprire il 50% del nostro fabbisogno elettrico e far decollare un distretto produttivo e una rete elettrica alimentata dalle nuove fonti, grazie alla quale imprese e famiglie non solo potranno risparmiare sulla bolletta ma guadagnarci. Le domande di accesso agli incentivi per il fotovoltaico stanno esplodendo e nel 2008 la Regione ha finanziato oltre 2.100 richieste. E’ una rivoluzione economica e occupazionale, prima che ecologica. E quanta occupazione e ricchezza produrrebbe un piano per rinconvertire a solare fotovoltaico o termico tutti i nostri edifici pubblici? Questo significa innescare un grande volano di crescita economica – conclude D’Angelis – si sta aprendo un mercato immenso, la nostra industria ci scommette o lascia ad altri il business?”. Andrea Manciulli ha portato il suo saluto:“La risposta alla crisi passa anche dall’ambiente, in questo momento storico bisogna guardare alla riconversione industriale come l’opportunità da cogliere: questo è quanto successo allo stabilimento della Electrolux di Scandicci, l’azienda ne aveva deciso la chiusura ed è poi stato trovato un nuovo soggetto che acquisisse l’impianto per produrre pannelli solari. Nella Conferenza Programmatica Regionale dello scorso novembre abbiamo proposto la realizzazione di 3 “eco-quartieri laboratorio” che vivano con tecnologie verdi e abbiamo lanciato l’obiettivo di portare la produzione per mezzo di energie rinnovabili al 50% del fabbisogno di energia elettrica entro il 2020. Questo settore – ha concluso Manciulli – ha grandi potenzialità per le aziende e chi le saprà sfruttare potrà attraversare la crisi guardando con lungimiranza allo sviluppo della nostra regione”.

Per Ermete Realacci “l’ambiente è una delle chiavi per affrontare la crisi. E’ la strada che hanno già intrapreso i più importanti paesi europei, è la via che indica per il futuro il nuovo presidente degli Stati Uniti. Anche l’Italia, nonostante i ritardi accumulati, ha le capacità e le competenze per puntare con decisione su innovazione, ricerca, nuove tecnologie, fonti rinnovabili e rilanciare su questi temi il sistema paese. Le proposte del Partito Democratico per un new deal ecologico hanno l’obiettivo di affrontare la crisi economica e occupazionale proprio partendo dai vincoli e dagli obiettivi energetici e ambientali, con eco-incentivi per le famiglie e per vari settori della nostra impresa. Da un ricambio dei beni durevoli, incluso il settore dell’automobile per favorire veicoli a minori consumi ed emissioni e quello degli elettrodomestici bianchi per la sostituzione con modelli più efficienti, a un piano straordinario per la messa in sicurezza e il miglioramento energetico dell’edilizia pubblica. E’ da questi settori emergenti – conclude Realacci – in cui spesso la nostra impresa eccelle che possiamo trovare nuovo slancio”. “In questo momento di crisi – dice Matteo Renzi, candidato a sindaco di Firenze per il centrosinistra – i democratici americani stanno considerando i temi dello sviluppo ambientale, della sostenibilità e dell’innovazione come temi centrali. Anche noi dovremo considerarli come un faro verso cui orientare il nostro cammino”. “Firenze deve porsi il problema di diventare capitale della sostenibilità – continua Renzi – non è possibile che la città del bello non metta al centro della propria agenda politica la sostenibilità ambientale. Le tematiche ambientali e del risparmio energetico devono uscire dalla discussione tra gli addetti ai lavori. Dobbiamo parlarne con la gente. Nella campagna elettorale per le primarie – conclude Renzi – abbiamo presentato l’elenco delle 100 cose che faremo nei primi 100 giorni di mandato e abbiamo detto alle persone di indicarci il punto numero 101. Ed è successa una cosa interessante: la maggioranza dei cittadini ci ha posto il problema della sostenibilità ambientale. I prossimi mesi dovranno essere caratterizzati dalla discussione sulle buche e sul degrado, ma accanto a questo dobbiamo fare un grande investimento sul futuro, partendo proprio dall’innovazione e dall’ambiente”. Il presidente di Cispel Toscana Alfredo De Girolamo sostiene che “è possibile fronteggiare la crisi economica regionale se si effettua un’accelerazione sugli investimenti nelle infrastrutture di pubblica utilità. Gli investimenti non solo generano effetti di liquidità anticiclici e aumentano i posti di lavoro, ma consentono di raggiungere obiettivi strategici di ammodernamento di impianti storicamente arretrati, con vantaggi ambientali e sociali, nonché di qualità e regolarità dei servizi stessi. In Toscana ci sono 240 aziende di servizio pubblico (acqua, rifiuti, energia, trasporto, edilizia residenziale) con 15.000 addetti e un valore della produzione di oltre 3 miliardi di euro. Un intervento mirato sui servizi pubblici locali porterebbe a un effetto anticrisi regionale garantito e condiviso dalle altre categorie economiche e di lungo periodo sul piano della competitività generale del territorio”. “Credo sia assolutamente necessario sottolineare – dice Oreste Giurlani – che la Green Economy debba trovare terreno fertile in montagna dove le risorse per questo ambizioso obiettivo sono ben presenti. Come Uncem Toscana riteniamo che in questa partita giochino un ruolo importante i Fondi Europei, ma dobbiamo evitare di lasciarli improduttivi per mesi e mesi. Questo è il caso, per esempio, del Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013: abbiamo chiesto alla Regione Toscana di velocizzare le procedure per la fruizione delle risorse messe a disposizione dall’Unione Europea, in nome della semplificazione e della sburocratizzazione, ancor più necessarie in questo momento di crisi economica che sta prendendo sempre più la forma di crisi sociale. Non è possibile continuare a tergiversare sulla tempistica, sulle zavorre procedurali mentre abbiamo progetti di sviluppo sostenibile pronti per essere realizzati con benefici per l’ambiente, per la società, per lo sviluppo socioeconomico, per l’occupazione”.

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