Carlesi vuole discontinuità

La Nazione

Carlesi vuole discontinuità
«A Prato serve una svolta
Se vinco decido io la giunta»

di ROBERTO DAVIDE PAPINI
Gli esponenti dei vertici del Pd non mancano in platea ad ascoltare la presentazione del programma elettorale di Massimo Carlesi, che domenica prossima si giocherà con Paolo Abati la vittoria nelle primarie del Pd per scegliere il candidato alla carica di sindaco.
Il pubblico dei trecento che affollano l’Art Hotel si entusiasma particolarmente quando l’ex assessore va a toccare le corde di una certa insofferenza verso lo strapotere dei partiti: «Se sarò eletto sindaco — dice Carlesi suscitando uno degli applausi che hanno interrotto il suo lungo discorso — sceglierò la giunta in piena autonomia». Come dire: non mi lascerò condizionare da logiche di partito o giochi di potere.
IN PRIMA fila applaude anche il segretario del Pd pratese Benedetta Squittieri. «Chi vince le primarie e poi la corsa a sindaco ha la sua forza nel mandato degli elettori che lo hanno votato, il Pd (che ha voluto le primarie) non potrà far altro che seguire questa linea», spiegherà dopo.
Poi si toglie un sassolino dalla scarpa: «Ho sempre avuto coraggio e l’ho dimostrato. Mi sono dimesso da assessore quando ho avuto un problema di salute (che ho superato) e quando non ho più avuto la fiducia di tutta la maggioranza» e anche qui applausi (polemici) verso la coalizione rea di non averlo sostenuto.
NEL SUO intervento, Carlesi insiste molto sulla necessità per Prato «di una svolta vera, di ritrovare fiducia nelle sue capacità e slancio verso il futuro». Accanto agli interventi che servono per affrontare e superare la crisi, Carlesi avverte il bisogno di «buona amministrazione e buona politica, oltre a uno sforzo per ritrovare il senso del vivere in una città normale, dove diritti e doveri siano gli stessi per tutti e dove le norme vengono rispettate».
Tante le proposte per quella «svolta» che Carlesi vuole dare, a partire dal taglio di assessori e di “nominati” nelle aziende e negli enti partecipati: «Dicono che faccio demagogia ma ripeto che da queste riduzioni, dalla riorganizzazione del Comune e della sua dirigenza, dall’eliminazione di incarichi e consulenze esterne superflui, possiamo recuperare fra 1 e 2 milioni di euro. Con 350mila euro si possono creare cento nuovi posti negli asili nido, con altri 300mila si possono acquistare mille buoni libro per gli studenti delle superiori o millecinquecento per quelli delle medie. Con un milione di euro si possono concedere duemila euro l’anno di aiuti alle famiglie in difficoltà nel pagamento degli affitti e delle bollette».
POI LOTTA all’immigrazione irregolare da parte del Governo («ma non con provvedimenti come quelli degli ultimi giorni che impediscono ai malati di curarsi»), ma anche controlli e sanzioni per chi favorisce il fenomeno anche affittando irregolarmente i capannoni.
Tra le varie proposte anche quella di utilizzare parte dell’edificio dell’attuale ospedale (una volta costruito il nuovo) come sede universitaria con contatti con l’ateneo fiorentino «ma se Firenze non accetta, siamo pronti a rivolgersi a un’università estera, perché Prato ha bisogno di fare ricerca e innovazione». Tante proposte e un’altra promessa che strappa nuovi applausi: «Se non sarò eletto non occuperò nessuna carica, continuerò a occuparmi di politica come volontario, perché per me la politica si può fare anche senza incarichi ufficiali». Poi, ai cronisti, una battuta sulla vicenda che ha portato a far saltare la possibilità di ricandidare il sindaco e il presidente della Provincia uscenti: «Non l’ho capita e non mi è piaciuta».

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