Abati-Carlesi, scintille col tutto esaurito

La Nazione

I costi della politica accendono la sfida a Grignano. Operai in crisi: ecco le proposte

«COM’È ANDATO Massimo? Benissimo, è stato molto bravo». «Paolo? Ha dimostrato di essere migliore nei contenuti ed è stato anche signore: sul deposito Cap ha risparmiato Carlesi». I commenti sono partiti quando ancora una cinquantina delle oltre duecento persone arrivate di buon’ora al circolo Cherubini di Grignano erano in sala. I candidati Pd Massimo Carlesi e Paolo Abati, protagonisti ieri mattina del primo e forse unico confronto in vista delle primarie del 15 febbraio, si sono confrontati per tre ore. Con loro Lamberto Gestri, candidato alla Provincia che ieri, intelligentemente, ha lasciato il campo ai due rivali. Più applausi per Abati nella prima parte sulla presentazione dei programmi, di più per Carlesi nel secondo turno di domande su politica di servizio, partecipazione, ospedale e deposito Cap. E’ sembrato più incisivo Abati, nei toni, nella parte finale sul residence di via Barsanti (anche se i contenuti dei due candidati sono stati gli stessi), ma il presidente del Consiag ha dovuto fronteggiare anche due momenti di contestazione sul tema dei posti e dei «risarcimenti» in politica.
Politica che ha messo lo zampino nel fuoco incrociato sui costi del Comune. Per Carlesi tagliando i posti in giunta e accorpando delle partecipate si possono liberare 1,5-2 milioni di euro «da destinare alle famiglie, magari per pagare i libri di testo», una proposta che Abati, anche se non l’ha detto, giudica un po’ furba, al punto che alla fine ha risposto cifre alla mano: «Un assessore prende 2800 euro netti al mese per dodici mesi. Considerando quello che entra nelle casse del Pd si scende a 2mila euro. Se tagliando questi stipendi si pensa di risolvere i problemi delle famiglie… Io i tagli li ho fatti e dico che è giusto dare un segnale, ma non diamo messaggi sbagliati».
Il presidente del Consiag si è dovuto difendere però quando è tornato fuori il leit-motiv del candidato di apparato: «Non mi vergogno della mia provenienza politica — ha risposto — Io so solo chi sono e cosa voglio». Carlesi invece ha dovuto precisare il senso del suo impegno per le primarie («Se dovessi perdere non chiederò posti, ma lavorerò perché il Comune resti al centrosinistra. La politica si può fare come volontario») e le sue parole si sono trasformate in un’insidia per Abati che, nella replica, è stato contestato: «Qui nessuno chiede posti — queste le parole rivolte a Carlesi — Nessuno dovrà essere risarcito in caso di sconfitta. Chi vince sarà il candidato, poi dovremo lavorare tutti insieme». Qualcuno non gli ha creduto e lo ha interrotto costringendolo a reagire: «Potete non essere d’accordo, ma fatemi parlare». Quanto ai programmi, apprezzata l’idea di Abati sugli ammortizzatori sociali: secondo lui le banche dovrebbero anticipare la cassa integrazione ai lavoratori in difficoltà sotto forma di prestiti dei quali il Comune pagherebbe gli interessi utilizzando un fondo di garanzia. Carlesi invece ha ricordato il progetto dell’Agenzia di sviluppo per intercettare le migliori idee industriali e quello delle borse di studio pagate dall’amministrazione per portare qui studenti e ricercatori promettenti, aggiungendo anche che bisogna fare pressione sul governo per gli ammortizzatori sociali. Nel progetto economico di Abati, d’altro canto, c’è anche un cambiamento negli orari degli esercizi commerciali incentivato dal Comune, un coordinamento fra categorie economiche ed enti pubblici per gestire i finanzimenti europei e un ritrovato rapporto fra committenti e terzisti: «Ci deve essere un tariffario rispettato e bisogna stare attenti ai concordati che permettono alle ditte di riciclarsi senza risolvere i problemi».
Il momento di massima convergenza è arrivato sul tema della sicurezza: «Abito in via Barsanti — ha detto una signora — Non posso più uscire la sera e devo proteggere mia figlia da certi spettacoli…». E’ partito prima Carlesi: «Finora lì il problema dell’illegalità è stato affrontato più con lo spettacolo che in modo efficace. Non servono gli elicotteri la notte, bisogna intervenire sulla proprietà e su chi vive nel residence». D’accordo anche Abati: «Via Barsanti è un problema che devono risolvere polizia, carabinieri e prefettura e su questo non faremo sconti a nessuno. I vigili urbani devono fare i vigili e basta». Infine deposito Cap e partecipazione. Il presidente del comitato le Badie ha chiesto ai candidati come intendano agire, identiche le risposte: la scelta della collocazione non è stata azzeccata ma ormai si può fare poco perché c’è già una concessione. Qualcuno semmai alla fine è stato sorpreso dal mancato affondo di Abati sul fatto che Carlesi abbia fatto parte di quella giunta che poi ha scelto le Badie («E’ stato buono o ingenuo»).
Proprio Carlesi ha intercettato più applausi sulla partecipazione: «Ho sentito dire che qualcuno non vuole andare a votare e mi dispiace, perché il cambiamento va fatto all’interno e tutti devono partecipare. Chi governa non deve mai far sentire esclusi i cittadini». Un messaggio forse più immediato rispetto a quello di Abati, che ha punzecchiato i comitati: «A volte nascono più per interessi particolari che generali. Chi governa ha il compito di decidere, ecco perché a me piace la parola condivisione». E condiviso è anche l’obiettivo finale: vincere a giugno. Perché, come ha detto Squittieri, questa volta «non sarà facile».

Leonardo Biagiotti

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